UNIC: Protezionismo in Turchia, tassato il wet-blue

Lo scorso 20 ottobre l’Unione Nazionale Industria Conciaria (UNIC) ha preso parte con Cotance alla riunione MAAC (Market Access Advisory Committee) della Commissione UE (DG Commercio). Nel corso dell’incontro, UNIC ha illustrato, a Commissione e Governi dei Paesi membri le preoccupazioni del settore circa la recente misura di restrizione all’export di pelli wet-blue adottata dalla Turchia. Oltre al Governo italiano, tali osservazioni sono state sostenute anche i rappresentanti di Portogallo, Spagna, Svezia e Bulgaria. La Commissione ha condiviso le preoccupazioni ed ha assicurato che lamenterà alle autorità turche le misure protezionistiche introdotte, in quanto contrastanti con l’unione doganale in essere tra UE e Turchia. Si è anche dimostrata favorevole all’ipotesi di un’azione comune ad alto livello verso Ankara coordinata con i rappresentanti dei Governi UE interessati.

IL PRECEDENTE – La pelle grezza e semilavorata è tra le materie prime più penalizzate dal protezionismo al livello internazionale. Stando ai dati raccolti da UNIC, più del 50% della pelle al mondo è sottratta al libero commercio. Dallo scorso 16 agosto, questa quota si è ingrandita; in Turchia, infatti, il Governo ha imposto una sorta di tassa di circa 500 dollari a tonnellata di wet blue bovino e del 40% sul valore di vendita del semilavorato ovicaprino. Sostanzialmente si tratta di un blocco giustificato con la scusa del tenere nel proprio Paese la materia prima per incoraggiare le concerie nazionali a valorizzarla in patria. Secondo il governo turco sarebbe una manovra atta a contrastare gli acquisti dei trader indiani che riuscivano a soppiantare i concorrenti turchi poiché in grado di retribuire in contante, a differenza degli operatori domestici che chiedevano tempi di pagamento molto più lunghi.

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