Come elemento trainante del settore tessile e pelle nel quadro della Bioeconomia su scala nazionale e comunitaria, la componente conciaria ha rappresentato e rappresenta tuttora uno degli esempi più virtuosi di impiego di risorse naturali, derivanti da scarti dell’industria alimentare, per la produzione di beni di largo consumo. I risultati emersi dal recente ultimo rapporto sulla Bioeconomia in Europa (6° Rapporto annuale – Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, giugno 2020), premiano difatti l’industria conciaria identificandola come realtà produttiva strategica per il sistema moda, e più in generale del Made in Italy, laddove “l’industria tessile bio-based insieme alla concia, rappresenta complessivamente “il 4,9% della Bioeconomia, con un valore di produzione pari a 16,8 miliardi di euro nel 2018, in crescita dell’1,7%, grazie in particolare alla componente conciaria.”

Più in generale, attualmente, l’evoluzione dell’economia su scala globale, che ha portato ad una necessità di ridisegnare prodotti ed approcci produttivi in un’ottica sempre più sostenibile, ha determinato una significativa ulteriore crescita del settore Bio-based; tale tendenza ha difatti trovato riscontro anche attraverso la messa in disponibilità di risorse finanziarie stanziate della Comunità Europea, in favore di progetti a sostegno delle Bio-based Industries.
Da tale scenario nasce l’esigenza, per la filiera della pelle, di moltiplicare gli sforzi nell’ottica di aggiudicarsi un ruolo primario nel campo della Bioeconomia e del sistema delle imprese Bio-based, non solo in ragione della premessa su cui si fonda (ovvero sull’impiego di uno scarto dell’industria alimentare), ma per la capacità di saper prevedere opportune strategie di valorizzazione degli scarti a valle; sforzi, peraltro, resi più difficili in un contesto produttivo in continuo mutamento, che vede stravolti gli approcci tradizionali per la produzione del materiale in un’ottica sempre più sostenibile (specialmente riguardo alla crescente produzione di cuoi chrome e metal-free con impiego di agenti concianti innovativi), con conseguenti criticità nella progettazione di nuove soluzione per la valorizzazione dei relativi scarti.

 

In tale direzione, sono da leggersi le numerose iniziative messe in atto nell’ambito del Piano Industriale 2020-22 dalla Stazione Sperimentale, con particolare riferimento alla attivazione di progetti di ricerca, sia interni, che in partenariato con altre università ed enti di ricerca, oltre che alla partecipazione a progetti integrati di rilevanza nazionale, a valere su fondi ministeriali. Costituiscono esempi in tal senso, le seguenti iniziative:

  • Avvio delle attività di previste nell’ambito del Progetto di ricerca e sviluppo: Automation, eco-sustainability and circularity for the manufacturing of nanofunctionalized leathers – Sintetizzare nanotecnologie e progettare sistemi evoluti per la lavorazione di nuove famiglie di pelli funzionalizzate ed ecosostenibili – SINAPSI (Sistemi evoluti e NAnotecnologie per la fabbricazione di Pelli Sostenibili ed Innovative); Progetto presentato dalla SSIP in collaborazione con altri primari attori nazionali afferenti i ondo accademico, della ricerca e delle imprese, a valere sull’Avviso Progetti di R&S Fabrica intelligente, di cui al Decreto Ministeriale del 5 marzo 2018, nell’ambito del quale sono previste attività orientate, oltre che all’innovazione di prodotto ed alla automazione di processo, anche alla valorizzazione degli scarti chrome e chrome-free di pelli per automotive, calzatura e pelletteria per l’impiego innovativo in rifinizione.
  • Avvio del Progetto di dottorato a caratterizzazione industriale: Green Chemistry and Circular Economy as alternative strategies for the traditional leather manufacturing industry; progetto in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II e con l’Università di Northempton, finalizzato alla predisposizione di approcci biotecnologici per l’ottenimento di idrolizzati proteici da pelli wet-white e progettazione di impieghi in settori ad alto valore aggiunto, oltre che alla progettazione di nuovi approcci bio-based per la rifinizione.
  • Attivazione del Progetto RI-Leather – Nuovo sviluppo di prodotti e tecnologie per la RIduzione delle sostanze pericolose ed inquinanti, il RIutilizzo e il RIciclo degli scarti di lavorazione della pelle, progetto in collaborazione con importanti realtà del mondo della ricerca e delle imprese del Veneto, valere sui fondi POR FESR 2014-2020 – Regione Veneto, che mira ad introdurre innovativi prodotti chimici e processi di lavorazione conciaria, dalla fase di depilazione/calcinaio con recupero del pelo, alla concia wet white con recupero degli scarti, fino al riutilizzo degli stessi nella fase finale di lavorazione della pelle.
  • Promozione di altri progetti di ricerca interni ed in collaborazione con altri enti di ricerca ed università, di potenziale interesse per l’ambito tematico di riferimento, quali ad esempio i progetti: Ottimizzazione dei processi di recupero, valorizzazione e riutilizzo di scarti conciari; Materiale per il biomedicale ed il trattamento delle acque/aria a base di cheratina del pelo di calcinaio; Biotechnological Eco Solutions for Hides, Skins and Leathers.
  • Promozione di nuovi progetti di ricerca predisposti nell’ambito della partecipazione ai Cluster Tecnologici del MIUR, con particolare rifermento al Progetto: BioRAffinerie Integrate per la ValorizzazionE degli scarti della Regione CAMPANIA; progetto proposto nell’ambito della partecipazione della SSIP al Cluster Tecnologico Nazionale Chimica Verde, in collaborazione con Università di Napoli, Università di Pisa, CNR e concerie che operano in Campania, e che mira valorizzare gli scarti della produzione industriale (per il settore conciario e quello agroalimentare) come materie prime per la sintesi di prodotti ad alto valore aggiunto.
  • Progettazione di Bio-fablab del cuoio e di materiali estrudibili da scarti solidi di pelle ed articoli in pelle, in collaborazione con BIOLogic, eccellenza territoriale nel campo del biomanufactoring e del 3d bioprinting, primo BioFabLab del sud Italia, un laboratorio di bio-manifattura concepito sul modello dei fab lab, ma anche un centro innovativo, per la ricerca, i servizi e le attività di protptipazione, che attualmente ha i suoi laboratori presso la sede di Pozzuoli della SSIP.
  • Formazione di figure professionali con skill nel campo delle biotecnologie per il loro coinvolgimento in attività di interesse per la filiera conciaria, particolarmente in relazione alle attività che il Politecnico del Cuoio della SSIP svolge nell’ambito del Master interuniversitario di II livello “Bioeconomy in the Circular Economy – BIOCIRCE”, in collaborazione con Università degli Studi di Milano Bicocca; Università degli Studi di Napoli Federico II; Università degli Studi di Torino; Università degli Studi di Bologna.
  • Iniziative trasversali che cadono nel campo di interesse del programma “EKOS, il primo incubatore nazionale sul tema dell’economia circolare”, volto a realizzare uno scouting di idee e/o progetti innovativi, da sviluppare all’interno dell’incubatrice, finalizzati a migliorare la conoscenza del prodotto “pelle” in una prospettiva sostenibile e supportare il trasferimento e/o la nascita di nuove soluzioni e strumenti per la trasparenza delle informazioni, la tracciabilità dei prodotti e la valorizzazione degli scarti.
  • Completa il quadro delle iniziative a sostegno dell’ambito tematico di riferimento, la recente istituzione di un Dipartimento di Ricerca di Biotecnologie Conciarie, nel quale confluiscono molte delle attività ed iniziative di interesse sopra citate, e che ha tra i principali obiettivi la messa a punto e lo sviluppo di sistemi biotecnologici per il miglioramento delle caratteristiche prestazionali e di sostenibilità dei prodotti in cuoio, nonché l’esplorazione di nuovi approcci per la valorizzazione degli scarti solidi conciari; il dipartimento mira in tal modo allo sviluppo di: nuovi processi (trattamenti enzimatici/processi biotecnologici evoluti); nuovi prodotti (nuovi agenti per il processo conciario, nuovi materiali biobased, con nuove destinazioni d’uso per i prodotti della valorizzazione); nuovi servizi (nuovi metodi di caratterizzazione e sviluppo di sistemi di certificazione e tracciabilità, nuove offerte formative).

 

Claudia Florio
Dipartimento Biotecnologie conciarie

 

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